Attenzione non è stato specificato nessun termine da ricercare.

Vai alla pagina precedente
Aggiungi ai preferiti
Invia pagina via mail Stampa la pagina corrente Carattere piccolo Carattere normale Carattere grande 
Visualizza per la stampa Visualizza per la stampa

Il paese delle meraviglie

Autore: Culicchia, Giuseppe

Editore: Garzanti

Anno: 2004

Culicchia-Il-paese-delle-meraviglieUn anno scolastico tra i banchi di un primo ragioneria nella provincia torinese: è questa l'ambientazione di Il paese delle meraviglie di Giuseppe Culicchia (torinese del 1965) pubblicato nel 2004 da Garzanti. Ciò che rende particolare la narrazione è l'anno in cui si svolge: il 1977, momento difficile, contraddittorio, violento e tortuoso della storia italiana e non solo. L'ottica è quella straniata, marginale, provinciale e adolescenziale di Attilio, un ragazzo riflessivo timido (arrossisce ogni volta che parla in pubblico) sensibile e complicato. Dal suo punto di vista esaminiamo i piccoli eventi di cui si sostanzia la vita di un adolescente non solo degli anni Settanta (anche se il tempo caratterizza e determina comportamenti e atteggiamenti) ma di ogni età: la scuola e i professori, il divario generazionale con i genitori, i primi batticuori, l'amicizia e la pubertà; ma anche i fatti della Storia: la politica, il terrorismo, la violenza ideologica, la cronaca nera, la visione cattolica e democristiana della società italiana del tempo, la legge sull'aborto, le band musicali che sovvertono e irridono il perbenismo borghese e i valori radicati nella società, come i Sex Pistols con la loro carica aggressiva, violentemente irrisoria e denigratoria di tutto ciò che è.

Se Attilio è la voce narrante e lo sguardo timido e sensibile con cui vediamo le cose, Zazzi, compagno di banco, è il protagonista del romanzo con la sua carica irriverente, la sua aggressività nazista, il suo osannare il fascismo e l'estremismo di destra, che nasconde una grande solitudine, uno spaesamento profondo e una burbera inadeguatezza nei confronti degli altri. Accanto a loro, Mollo, il terzo ragazzo della classe per il resto interamente femminile, vissuto in un collegio di salesiani, obeso impacciato dileggiato da tutti, con una prepotente e unica passione, il calcio e la juventus. Attorno a loro una miriade di personaggi, deformati dall'ottica e dall'ironia di Attilio: i genitori frustrati e distanti; il parroco don Curio, il nonno e Alice, la sorella prediletta e amata, la professoressa Cavalla, ex sessantottina e ignorante, Gina, una compagna di classe che dietro le unghie curate nasconde una personalità forte e decisa e Margherita, l'amore velleitario e idoleggiato di Attilio. Attraverso loro si racconta una società in vertiginoso, intricato, non sempre nitido cambiamento, in cui la violenza sembra prendere inesorabilmente parola, unica strada per cambiare le cose, come testimonierà Alice con la sua infelice storia di studentessa fallita e non solo (nel finale, a mio avviso innaturale e poco congruo in cui si cerca di saldare con eccessiva forzatura la storia alla Storia, si svelerà cosa Alice avesse fatto durante i primi due anni universitari, deriva di cui non solo nessuno, incluso il lettore, era a conoscenza, ma di cui non si erano avuti neanche i minimi segnali e indizi).

Veramente felice è la lingua, uno scrivere "male" che non solo risulta fortemente mimetico, ma restituisce con forte realismo e grande icasticità la visione del mondo degli adolescenti, in un momento complicato ed esplosivo della propria vita personale, inserita in un anno storico fortemente conflittuale ed erosivo della tradizione e del conformismo imperante.

Anche il tono, ironico dissacrante spiazzante, spesso esilarante, contribuisce a rendere il romanzo godibilissimo, a smorzare gli aspetti più cupi e crudeli, ad evidenziare i limiti e i difetti delle persone e delle istituzioni, a farci riflettere senza il monito saccente e petulante, ma con il divertimento e il riso.

A cura di Giuditta Casale